martedì 24 luglio 2007

I Cartelli Colombiani

I Cartelli Colombiani sono le organizzazioni criminali che hanno avuto il più rapido sviluppo ed hanno affrontato più rapidamente i processi di internazionalizzazione.
La loro storia nel traffico mondiale della cocaina si intreccia con la vicenda politica della Colombia, con le guerre alla droga proclamate dai governi degli Stati Uniti e con l'allarme del mondo intero. Dopo la blanda attenzione al problema dell'eroina, a metà degli anni '80, l'allarme internazionale sulla questione legata alla droga coincide con l'entrata dei Cartelli Colombiani nel mercato mondiale della cocaina in posizione quasi monopolistica. Proprio con il loro avvento, espressioni come "narco-traffico", "narco-dollari", "multinazionali del crimine" e "guerra alla mafia" divengono concetti molto diffusi e con una vasta area di operatività in tutto il mondo.
La Colombia, oggi più che mai colpita e sfruttata a fini di produzione e smercio di droghe di tutti i tipi e, pur essendo un paese meraviglioso con luoghi ancora incontaminati e paradisiaci, possiede il primato di maggior detenzione di prigionieri per problemi causati dalla lotta (e dall'invischiamento) alla droga.
Il 25 luglio 2007 per cercare di restituire una maggiore dignità e libertà a questo paese, si invita ogni lettore ad accendere una candela bianca fuori dalla finestra dalle ore 21.00.
Facciamolo.
Sono graditi commenti

domenica 1 luglio 2007

07/07/2007 EARTH DAY

Sta per arrivare l'evento più importante della stagione: il 07/07/2007 molti artisti di fama mondiale offriranno il loro contributo canoro esibendosi simultaneamente, da più parti del mondo, a favore della salvezza della terra.
In seguito a questo, Mtv sta da tempo divulgando decaloghi che suggeriscono come attenuare il devastante degrado a cui abbiamo costretto la natura con le nostre piccole disattenzioni in tutto questo tempo.
Non sto ad elencare tutte accortezze contro lo spreco [che dovrebbero essere considerate ovvietà], vorrei però evidenziare l'assoluto menefreghismo con cui ciascuno di noi affronta l'emergenza di dare un freno non all'utilizzo ma alla completa dissipazione delle risorse.
A cosa mi riferisco è presto detto: entrando in un qualsiasi luogo pubblico, ci si ritrova subito sollevati da un calduccio estivo in inverno e da un'aria rinfrescante d'estate. Nessun problema sussisterebbe se però a capo di questo non ci fossero disattenti impiegati impegnati a tenere le finestre aperte perchè ovviamente o fa troppo freddo o fa troppo caldo.
Altri fattore degni di nota [tra l'altro presenti nel decalogo contro lo spreco delle risorse] riguardano l'utilizzo dei computer e delle stampanti: ci si raccomanda di spegnere l'apparecchio una volta terminato l'utilizzo, evidenziando anche la necessità di non lasciarli in stand by perchè causa di un (seppur minimo) inutile spreco. Non considererei un minimo spreco una disattenzione messa in atto dall'80% degli impiegati che, per il troppo zelo con cui si impegnano a lasciare gli uffici, si dimenticano sisitematicamente tutti gli apparecchi elettronici accesi.
Credo quindi che, al di la di una guida politica disattenta ed in alcuni punti fortemente errata, ci sia alla base la necessità di una generale educazione al rispetto perchè, se si analizza a fondo la questione, quando qualcosa non funziona, si è tutti pronti a proiettare all'esterno la colpa quando, in realtà, ognuno di noi è responsabile di ciò che accade. Nella quotidianità, siamo noi che lasciamo il computer acceso anche a lavoro terminato, siamo noi a far scorrere fiumi di acqua sotto la doccia - manco dovessimo sciacquare Orzo Welles - siamo noi ad acccendere le luci della casa in tutte le stanze contemporaneamente [e non abbiamo mica il dono dell'ubiquità], non è mica lo Stato..... lui chiede solo i soldi corrispettivi che, anche quando sono tanti, invece di regolarci, paghiamo lamentandoci.
Altro dato importante: nel 1975, una vasta area boschiva [credo in territorio americano, anche se è un problema diffuso in tutto il mondo], era ancora verdeggiante e abitata da un piccolo gruppo di persone.
Dal 2003, tale zona, è interamente ricoperta di edifici di ogni tipo e dimensione, i giardini sono sottili lembi di terra e lo smog causato dalle macchine, dalle fabbriche e da quant'altro la fa da padrona.

Considerando la mia odierna avversione verso l'urbanizzazione selvaggia, il dissipamento delle risorse naturali e l'accalcamento di tutti su tutto, mi chiedo se un giorno, quando davvero non ci sarà più spazio, qualcuno non deciderà di prosciugare i già esigui corsi d'acqua per colonizzare anche quello spazio. Si accorgeranno che poi moriremo di sete e di asfissia?? Saranno consapevoli dell'enorme differenza che esisterà tra le generazioni passate e quelle future dove i bambini non ancora nati saranno già un concentrato di allergie, intolleranze e caratterizzati da cagionevolezza congenita??

Io penso che questo mondo sia governato e popolato da una estrema ignoranza, la quale non basa le sue origini sul principio della non conoscenza: oggi con tutti i mezzi di comunicazione veloce che ci sono sarebbe impossibile non conoscere - anche per sentito dire - i fatti. L'ignoranza a cui faccio riferimento muove i passi attraverso una capacità di organizzazione spaventosa, che fa sembrare tutto normale e sotto controllo e la gente ci crede o, anche se fa finta di farlo, non fa comunque il benchè minimo passo verso il miglioramento. Capito ragazzi? Non c'è nulla da temere. Vi pare??
Spero abbiate commenti